La letteratura italiana del Novecento è andata evolvendosi nella provincia di Lecce con particolare originalità, tanto che la dizione leccese, come si legge nell’Introduzione al volume Novecento letterario leccese (Manni, 2002), una ricca antologia di poeti salentini a cura di Donato Valli e Anna Grazia D’Oria, «non indica una limitazione: il luogo geografico è circoscritto alla nascita, ma la creazione letteraria va necessariamente correlata alla cultura italiana del tempo.» Lecce e il Salento occupano una posizione di singolarità anche rispetto alle altre province pugliesi. Se la letteratura e la cultura barese continuano i rapporti con Napoli, vecchia capitale del Sud, i poeti leccesi e salentini prediligono i rapporti con Firenze, Pisa e Roma. «Lecce è la città più vivace della Puglia.» continuano Valli e D’Oria nell’Introduzione. «Anche gli autori che hanno operato altrove non se ne sono mai sentiti staccati, mai hanno rinnegato le loro radici, hanno anzi cercato un modo di sintesi dei valori trasmessi dalla nazione e conservati nella regione.»

Classe 1919, poeta, scrittore e intellettuale leccese, Vittorio Pagano è stato l’ultimo custode di una koiné, quella ermetica, in un’epoca, fra il secondo dopoguerra e la fine degli anni Sessanta, segnata da tante adesioni al neorealismo prima, e dall’emersione delle istanze neoavanguardistiche poi. Pagano è stato un poeta «che ha fatto della letteratura una ragione primaria di vita, assorbendo in essa gli stessi valori dell’esistenza.» (Valli, D’Oria). Il suo inappagato senso d’esistere trova espressione concreta nella forma dell’ermetismo, la soluzione che appare più congeniale alla sua particolare vicenda di grandezza e solitudine.

A cento anni dalla nascita (1919) e a quaranta dalla scomparsa (1979), la casa editrice Musicaos Editore consegna ai lettori uno splendido volume che raccoglie tutte le opere poetiche di Vittorio Pagano pubblicate in vita, ormai da tempo irreperibili: Calligrafia astronautica (1958), I privilegi del povero (1960), Morte per mistero (1963) e Zoogrammi (1964). Il volume, a cura di Simone Giorgino, coordinatore del Centro di Ricerca PENS– Poesia Contemporanea e Nuove Scritture del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento, fa parte della collana Novecento in Versi e in Prosa, diretta da Antonio Lucio Giannone, docente ordinario di Letteratura italiana Contemporanea presso l’Università del Salento. La collana vanta già un titolo di rilievo, Poesie. Spirito d’armonia. Canto per Eva. Fra lacrime e preghiere, del poeta Girolamo Comi (1890-1968).

Il volume di Vittorio Pagano è introdotto da un esauriente saggio critico di Simone Giorgino, «La parola modulata.» Introduzione alla poesia di Vittorio Pagano. Giorgino, a proposito della poesia di Pagano, scrive che essa «risente dell’originale alchimia generata dall’interazione dell’anima meridionale, relativa alla terra d’origine dello scrittore, […] e quella francese relativa invece alla sua patria d’elezione.» Vittorio Pagano è stato infatti un apprezzato traduttore dal francese, curatore della celebre Antologia dei poeti maledetti, pubblicata nel 1957 presso le Edizioni dell’«Albero». Si legge, proprio in questa antologia, la devozione di Pagano per la Francia, tanto che egli stesso arriverà a definirla «la ragione del mio sentirmi europeo, vertice del mio amore del mondo.» «Poeta scapestrato e un po’ bohémien» Pagano ha testimoniato in maniera attiva la potenza «di un canto consolatorio che delegasse alla responsabilità del suono e delle sillabe la funzione liberatrice.» (Valli, D’Oria). Per questo motivo la sua poesia è caratterizzata da una incantevole musicalità e da un attento impianto metrico-ritmico, che rivela un legame simbiotico con la poesia francese oltremontana. «Non si sfugge all’incanto dei fiori del male, delle lussurie, delle nevrosi, delle illuminazioni, dei satanismi.» (Pagano, François Villon benedetto “maudit”, in «La Gazzetta del Mezzogiorno», 15 marzo 1953). Il continuo salto che Pagano compie «fra la mediocrità delle possibilità umane di espressione e l’anelata perfezione di un mondo che rimane comunque aldilà della storia […] è la banda di oscillazione nella quale […] misura la sua volontà di essere poeta.» (Valli, D’Oria).

A suggellare la sezione critica del volume, Simone Giorgino presenta la vita di Vittorio Pagano in una breve ma esaustiva Notizia Biografica, essenziale per inquadrare storicamente il poeta leccese e le sue opere. L’Appendice, che chiude il volume, raccoglie infine una serie di scatti fotografici che ritraggono il poeta nella sua quotidianità. Uno scatto, in particolare, è piacevolmente significativo: si vedono passeggiare in Piazza Sant’Oronzo, a Lecce, nel maggio 1947 (da sinistra): Antonio D’Andrea, Vittorio Pagano, Giuseppe Ungaretti, Giacinto Spagnoletti e Cesare Massa.


Porto Cesareo

Dove alla selva si dirupa il mare,
dove il mare dirupa in sé l’amore,
dove l’amore finge il mio clamore
e tu rimani estatica a guardare,

dove tutto s’affida alle lampare
protette dal tuo viso a un ampio errore,
dove la morte è vita che non muore
ed io ne tento invano il limitare,

dove tu sei, dov’io non sono, dove
siamo e non siamo, amata, per vendette
celestiali, atterrite, in frane e in onde,

è lì che un porto esiguo ci rimuove
dal fregio verecondo che ti dette
la fissità sbranata delle sponde.

Vittorio Pagano, da I privilegi del povero (1960).


SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Poesie. Calligrafia astronautica. I privilegi del povero. Morte per mistero. Zoogrammi.

Autore: Vittorio Pagano. Edizione a cura di Simone Giorgino

Casa Editrice: Musicaos Editore

Prezzo: 25,00 €, collana Novecento in Versi e in Prosa

Anno di pubblicazione: Dicembre 2019


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *