Alceo

Una sottile linea biografica

Alceo nasce a Mitilene, città dell’isola di Lesbo in Grecia, nella seconda metà del VII secolo a. C., da una famiglia aristocratica. Insieme a Saffo rappresenta uno dei più grandi poeti dell’età arcaica della storia greca. La sua vita è contraddistinta dall’impegno politico e dalla lotta contro il regime tirannico istauratosi a Mitilene. Costretto all’esilio, si dedica alla produzione letteraria che comprende anche testi politici. Tra i temi della poesia di Alceo spiccano l’amore e l’aspetto conviviale della vita. Sappiamo che i componimenti di Alceo furono raccolti in antichità in almeno dieci libri, dei quali ci restano circa quattrocento frammenti.


Alceo, Perché aspettare le lucerne?

Leggiamo un celebre frammento della melica monodica del poeta greco Alceo, nella traduzione del poeta italiano Salvatore Quasimodo. L’io-lirico si rivolge a un amico e lo invita a bere senza attendere la sera.

Beviamo. Perché aspettare le lucerne? Breve il tempo.
O amato fanciullo, prendi le grandi tazze variopinte,
perché il figlio di Zeus e di Sémele (1)
diede agli uomini il vino
per dimenticare i dolori.
Versa due parti di acqua e una di vino (2);
e colma le tazze fino all’orlo;
e l’una segua subito l’altra.

1. perché… Seméle: Dioniso, che i Romani chiameranno Bacco, è il dio del vino ed è figlio di Zeus, il padre degli dèi, e della mortale Seméle.

2. Versa… vino: nei banchetti greci, detti simposi, si usava rendere il vino più leggero mescolandolo per due terzi con l’acqua, in modo da non impedire, con una precoce ebbrezza, la conversazione tra gli invitati.

Questo frammento ha come tema principale la riflessione sulla brevità della vita. Il poeta esorta i suo ascoltatori a non attendere il buio per cominciare a bere: poiché il tempo concesso all’uomo è breve e fugace, occorre scacciare dall’animo i dolori e le sofferenze e abbandonarsi lietamente all’euforia del vino. Viene qui enunciato per la prima volta uno dei temi più fortunati dell’intera tradizione lirica occidentale, l’invito a non attendere oltre per abbandonarsi al piacere. Il contesto della lirica è quello di un simposio, un banchetto serale in cui i convitati, esclusivamente uomini, si ritrovavano per discutere e conversare. Nell’originale greco, il testo è composto da versi di sedici sillabe. La traduzione di Quasimodo ripropone il ritmo originale nei primi due versi, utilizzando invece versi liberi nel resto del componimento.

Saffo e Alceo a Mitilene, Lawrence Alma-Tadema (1881).

Saffo

Una sottile linea biografica

La poetessa Saffo nasce intorno al 640 a.C. in Grecia ad Efeso, piccolo centro dell’isola di Lesbo. Le notizie sulla sua vita sono scarse e poco attendibili, ma sappiamo che proveniva da una famiglia aristocratica e che visse a Mitilene, il principale centro dell’isola, tranne per un breve periodo in cui, per motivi politici, seguì la famiglia esiliata in Sicilia. Al suo rientro di occupò dell’educazione di giovani ragazze che facevano parte del suo tìaso – un’associazione religiosa che celebrava il culto della dea dell’amore Afrodite –, insegnando loro le arti della seduzione, dell’eleganza e del canto. Viene considerata una delle principali poetesse di lirica monodica. Della sua opera rimangono solo pochi frammenti. Il tema dell’amore, dominante nella sua poesia, è spesso trattato paragonando il sentimento a una forza che sconvolge i sensi e la mente e trova espressione poetica nella gelosia o nella contemplazione della bellezza delle fanciulle, a cui sono dedicati molti suoi versi. Nella sua produzione non mancano tuttavia versi dedicati alla natura, alla figlia Cleide e al fratello. Molto celebre fin dall’antichità, la sua figura viene presto avvolta da notizie leggendarie, come quella del suo suicidio a causa di un amore non corrisposto.


Saffo, A me pare uguale agli dèi

La seguente lirica è nota grazie a una citazione presente in un codice del I secolo d.C., in cui l’autrice, Saffo, è celebrata come grande poetessa dell’amore, capace di una straordinaria intensità espressiva. Il testo, come dimostrano le numerose traduzioni fatte da grandi scrittori, è mutilo dell’ultima parte. Anche questo componimento è nella traduzione di Salvatore Quasimodo.

A me pare uguale agli dèi
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli

e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
solo che appena di veda, e la voce

si perde nella lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.

E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.

Alla luce della biografia di Saffo, possiamo identificare il tu-lirico di questo componimento in una giovane fanciulla, che l’io-lirico osserva mentre conversa e ride amabilmente a un uomo che le siede accanto. La poetessa paragona l’uomo a una divinità (v. 1), imperturbabile di fronte al fascino della giovane, mentre l’io-lirico prova una serie di emozioni incontenibili e un coinvolgimento passionale straordinario. Aumenta il battito del cuore, la voce s’inceppa e un brivido caldo le percorre il corpo, accecato e assordato dal turbamento dei sensi (vv. 5-10). Sudore e tremito la fanno impallidire come l’erba e le fanno provare la sensazione quasi di morire. Nella semplicità della composizione, la poetessa riesce a rappresentare una situazione di grande trasporto in un contesto che rimane privo di informazioni determinate. Del resto, la bellezza della poesia sta nel fatto che le genericità dei riferimenti alla situazione e ai soggetti lirici consente a lettori di tutti i tempi di leggere il messaggio come universale, al di là dello specifico contesto per cui nasce la poesia.

La poetessa Saffo, seduta, legge una delle sue poesie in un incontro con tre amiche-studentesse che la circondano. Vaso attico (hydrie o kalpis) di Vari, opera del gruppo di Polygnotos, 440-430 a.C. circa, Museo Archeologico Nazionale di Atene, n. 1260.

Consigli di lettura

Numerose sono le edizioni che raccolgono i testi più significativi del canone lirico della Grecia antica. Di seguito alcuni consigli:

  • Lirici greci dell’età arcaica. Testo greco a fronte. (BUR, 1994, traduzione a cura di Enzo Mandruzzato,pp. 450, €12,00).

L’antica lirica greca è un mosaico di cui conosciamo solo pochissime, splendide tessere, arrivate fino a noi tramite citazioni e fortunati ritrovamenti papiracei. Eppure, questi frammenti bastano per lasciarci intuire un’esperienza artistica irripetibile. Nella lirica la poesia si fonde per la prima volta con la vita, e in essa riviviamo la scoperta della verità interiore dell’uomo, dall’esuberante vitalità di Archiloco alla passione di Saffo, dall’eleganza di Alcmane all’amara saggezza di Teognide alla severa religiosità di Pindaro. In questo volume sono raccolte poesie di diciannove poeti dal VII al V sec. a.C. Enzo Mandruzzato ha tradotto i testi ricreando la musica degli originali. A Mandruzzato si debbono anche le premesse ai singoli poeti e l’introduzione in cui vengono spiegati la genesi e il significato della lirica greca.

  • Lirici greci. Età arcaica e classica. (Carocci, 2011, introduzione, traduzione, edizione e commento a cura di Camillo Neri, pp. 495, €32,00).

La lirica greca arcaica pare oggi ridotta, con buona parte della storia e della cultura antica, a una funzione meramente decorativa. In realtà una complessa serie di fenomeni sociali si muove ai variegati ritmi di quei versi, quasi sempre accompagnati dalla musica e dalla danza. Utili per invocare un dio e per elogiare un uomo, per educare i giovani e per divertire gli adulti, per chiamare alle armi e per esortare alla pace, per celebrare o rovesciare un tiranno. Capaci di parlare a un singolo, a un gruppo sociale, a un’intera città. Dietro la letteratura insomma emergono strategie di comunicazione, rapporti tra cultura e potere, discussioni sui valori e filosofie esistenziali.

  • Lirici greci. Testo greco a fronte. (Mondadori, 2018, traduzione di Salvatore Quasimodo, pp. X-242, €19,00).

Un vertice di limpida bellezza atemporale: in estrema sintesi è questo il prodigio poetico di un’opera che va oltre il mutare degli orientamenti estetici e che è stata capace di stupire ed emozionare generazioni di lettori come raramente accade, o come accade solo ai veri classici. La celebre versione dei Lirici greci di Salvatore Quasimodo è un duplice capolavoro, per la mirabile essenzialità poetica dei testi originali e per le virtù di chi ha saputo trasformare quei versi antichi in insuperabili esempi di purezza lirica, insieme trasparente e profondissima, nella nostra lingua. Come scrive Giuseppe Conte nella prefazione, «Quasimodo vede il suo incontro con i lirici greci come il coronamento di un suo percorso destinale: quel suo sentirsi esule ma sempre figlio di un’isola che, per paesaggi, mitologie, memorie storiche, è, tra le terre dove oggi si parla e si scrive in italiano, la più vicina alla Grecia e al suo patrimonio di poesia e di mito». Lo stesso Quasimodo, nella piena consapevolezza di un’operazione tanto ardua quanto affascinante, ci dice: «Le parole dei cantori che abitarono le isole di fronte alla mia terra ritornarono lentamente nella mia voce, come contenuti eterni». Ma un esito insieme così pieno e sapientemente leggero nella sua alta efficacia poteva solo scaturire dal talento naturale di un autore sensibilissimo, come Quasimodo, alla più chiara musica della parola e del verso, passando dal «desiderio d’amore» o dai «celesti patimenti» di Saffo al raffinato edonismo bacchico di Anacreonte, nel quadro elegantissimo di una varietà lirica impareggiabile.

  • Lirici greci. Testo greco a fronte. (Garzanti, 2016, traduzione di Francesco Sisti, pp. LVIII-349, €12,00).

Dopo la stagione epica e prima della grande età del dramma, la Grecia conosce il fiorire di un altro genere letterario, convenzionalmente noto con il nome di lirica. Tra i secoli VII e VI, la sua mappa geografica si estende dall’Asia alle isole dell’Egeo, fino alla Sicilia. La tradizione della lirica, come già quella dell’epica, è orale; ne discendono caratteri stilistici peculiari: periodi brevi, immediatezza espressiva, uso frequente di immagini e metafore. Il repertorio dei temi è vastissimo e porta il sigillo della concreta esperienza soggettiva, reale o intellettuale, fisica o psicologica.

  • I poeti del canone lirico della Grecia antica. Testo greco a fronte. (Feltrinelli, 2017, traduzione di Bruno Gentili e Carmine Catenacci, pp. 349, €11,00).

La poesia greca antica, a differenza di quella moderna, non era destinata alla lettura e alla ricezione solitaria, ma all’esecuzione di un singolo cantore o di un coro con l’accompagnamento musicale di uno strumento a corda o a fiato, e in certi casi con movimenti di danza. La performance poetica era un vero e proprio spettacolo in presenza di un pubblico, che poteva variare dal gruppo circoscritto e omogeneo del simposio all’intera comunità civica. La poesia greca agiva come mezzo di interrelazione tra singolo e collettività, come strumento di partecipazione e integrazione, ma anche di interpretazione, discussione e costruzione della realtà. Attraverso la poesia l’uomo greco non solo conosceva le radici della sua identità, riflesse nel passato mitico e storico, ma era anche orientato verso valori e modelli autorevoli di comportamento. Il poeta era un sapiente, depositario di conoscenze e valori, e la sua opera era politica, poiché era un “maestro di verità” che interveniva in modo influente nella vita pubblica e nella formazione della coscienza della polis. In questa antologia vengono raccolti alcuni componimenti di quei poeti che hanno costituito il Canone della lirica greca antica, monodica e corale, Alcmane, Saffo, Alceo, Stesicoro, Ibico, Anacreonte, Simonide, Pindaro, Bacchilide e Corinna, introdotti e commentati dai curatori, con lo sforzo di far comunicare passato dei classici e presente dei contemporanei.


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