Il concetto di alterità, così come quello di cultura e di identità, è molto antico, e poggia su una nozione chiave degli studi culturali: quello di “differenza”. La costruzione dell’identità, fenomeno estremamente complesso e ancora oggi oggetto di dibattito tra gli studiosi delle più diverse discipline, avviene attraverso pratiche di relazione con l’”alterità”, ovvero attraverso la percezione che l’individuo ha di se stesso nel momento in cui si relaziona con “l’altro”. Il Novecento è stato il secolo dei cultural studies, e nel Novecento si sono poste le basi epistemologiche, si sono forniti gli strumenti e i metodi fondamentali per lo studio del fenomeno dell’alterità e dell’identità in letteratura, in sociologia, in storia, in antropologia, e in altre discipline che si occupano della questione. In ogni periodo storico, dalla Grecia classica del V secolo a.C. fino alla stretta contemporaneità, l’alterità e la diversità hanno rappresentato una colonna portante della società umana e un importante banco di prova per stimolare l’accettazione e l’assimilazione del “diverso”. I «secoli bui» del Medioevo, per utilizzare un’espressione di matrice umanistico-rinascimentale, sono stati caratterizzati da una forte accentuazione ed estremizzazione del concetto di alterità, tanto che ogni carattere “eretico”, nel senso etimologico del termine (dal lat. tardo haereticus, «che sceglie», quindi un individuo che prende una decisione autonoma e che si discosta dall’ortodossia comune) doveva necessariamente essere individuato e marginalizzato, molte volte anche soppresso. E proprio alla questione dell’alterità e della marginalità nel Medioevo che Marina Montesano, docente di Storia medievale all’Università di Messina, studiosa di storia culturale, in particolare di stregoneria, di genere e di viaggi, ha dedicato il suo ultimo lavoro: Ai margini del Medioevo. Storia culturale dell’alterità (Carocci editore, pp. 272, €24,00). Molteplici sono i fattori che determinano marginalizzazione ed esclusione: da quelli economici, a quelli politici, da quelli identitari a quelli culturali… Ma nel Medioevo un fattore è stato particolarmente discriminante: quello religioso. Nella tradizione culturale europea, infatti, la diversità religiosa era difficilmente consentita; a volte la povertà, la malattia, il bisogno di cibo venivano più blandamente accettati nei più eterogenei contesti sociali di quanto non si accettasse, invece, la difformità di fede. Gli umili, i bisognosi, gli stranieri potevano avere anche la piccola possibilità di essere inclusi ed accetti dalla società, ma la differenza religiosa costituiva invece sempre un discrimine profondo, frutto non di casualità, ma di precise politiche culturali. Sia che si manifestasse come eresia sia come adozione di un altro culto, in particolare l’ebraismo e l ’Islam europei, l’eresia religiosa non poteva essere inclusa, accettata, e conseguentemente veniva perseguitata (anche attraverso pratiche poco ortodosse come violente crociate, torture, roghi), ed estirpata. Il volume di Marina Montesano presenta un quadro ricco ed esaustivo sul fenomeno dell’alterità nel Medioevo, analizza, con precisi riferimenti storici, casi emblematici, dalla povertà contadina dei primi secoli fino alla vicenda di un gruppo di «romanì» che attraversa la penisola italiana nel 1422.


SCHEDA DEL LIBRO

Titolo: Ai margini del Medioevo. Storia culturale dell’alterità

Autrice: Marina Montesano

Casa Editrice: Carocci Editore

Prezzo: €24,00, collana Frecce

Anno di pubblicazione: Aprile 2021


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